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Dollaro ed euro attendono l’employment report

Nella seconda parte della settimana il dollaro statunitense si è leggermente indebolito, collocandosi su livelli più bassi rispetto all’apertura di settimana. I dati macro sono stati comunque piuttosto incoraggianti e positivi, con l’ISM manifatturiero di mercoledì che è cresciuto più del previsto e con il numero degli occupati ADP in aumento.

Il mercato sta comunque attendendo l’employment report di oggi per poter orientare il proprio entusiasmo (o meno): dal report si attendono indicazioni complessivamente positive, nonostante qualche rischio a causa dello sciopero di Verizon, che potrebbe temporaneamente influenzare in modo negativo i numeri e quindi la reazione di mercato.

Nell’ipotesi in cui le attese saranno confermate, il dollaro USA dovrebbe recuperare almeno parte del calo in atto, ma questo potrebbe non essere sufficiente a far chiudere la settimana al rialzo.

Contemporaneamente, l’euro è salito leggermente in apertura di giornata, per poi ridiscendere all’interno del canale nel quale permane da qualche giorno. Difficilmente la valuta unica europea sarà in grado di scendere sotto la soglia di 1,10 EUR/USD se non vi saranno delle indicazioni chiare sull’avvicinarsi di un rialzo dei Fed, se non al FOMC del 15 giugno (fra meno di due settimane), perlomeno a quello del mese prossimo (27 luglio).

Intanto, per quanto concerne i fattori endogeni, ieri la Banca centrale europea, come da attese ampiamente formalizzate, ha lasciato invariati i termini della politica monetaria, ripetendo di voler verificare gli effetti delle misure adottate i mesi scorsi. Le previsioni di crescita sono state riviste al rialzo per quest’anno a 1,6 punti percentuali, confermate per l’anno prossimo a 1,7 punti percentuali e riviste al ribasso a 1,7 punti percentuali nel 2018. Contemporaneamente, le proiezioni di inflazione sono rimaste invariate.

In aggiunta – e anche questo era ampiamente prevedibile – la Banca centrale europea ha ripetuto di essere pronta ad agire tempestivamente se il quadro generale dovesse deteriorarsi, come potrebbe essere ad esempio in caso di reazione molto negativa dei mercati di fronte a un’eventuale uscita del Regno Unito dall’UE dopo il referendum del 23 giugno. In tal proposito, nuovi sondaggi danno in diminuzione il vantaggio in favore dei remain, e l’apertura di nuovi margini di incertezza sull’evoluzione di quello che dovrebbe rappresentare l’evento principale del mese. Difficilmente, nelle due settimane che ci separano da tale evento, i sondaggi riusciranno a chiarire le posizioni in misura sufficiente a rasserenare gli animi…

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