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Euro trading, migliora la fiducia tedesca

Mentre il calendario macro economico statunitense non sembra offrire particolari spunti di rilevanza, eccezion fatta per la pubblicazione dei verbali FOMC della riunione dello scorso settembre, nell’area euro ha preso il via una discreta serie di informazioni macro che potrebbero contribuire a chiarire quale sia lo stato di salute della zona.

In particolare, il primo impulso sembra esser stato proposto dalla Germania, che ha rotto gli indugi pubblicando gli ultimi dati sull’indice ZEW, il cui valore è salito a 6,2 punti in ottobre, compiendo un balzo da 0,5 punti in precedenza, e posizionandosi su una soglia che è leggermente al di sopra delle attese. L’indice rimane al di sotto del livello del secondo trimestre e della media a lungo termine. L’indice sulle aspettative per la zona euro è inoltre contemporaneamente salito più di quello tedesco a 12,3 punti da 5,4 punti, ma è anch’esso sotto il livello del secondo trimestre. L’indice sulle condizioni correnti è salito da 55,1 punti a 59,5 punti, massimo da fine del 2015.

Dalle valutazioni che è finora possibile trarre, sembra pertanto che l’indice ZEW sta suggerendo una stabilizzazione della crescita del PIL tedesco o una lieve accelerazione rispetto al secondo trimestre. L’indice ZEW suggerisce che l’indice IFO (i cui dati usciranno il prossimo 25 ottobre) potrebbe salire ancor a ottobre a 110,4 punti dopo l’aumento di 3,2 punti nel mese di settembre a 109,5 punti.

Qualche notizia macro di rilievo è arrivata anche dall’Italia, anche se si tratta di una notizia a prevalente importanza interna. Nella sua audizione alle commissioni bilancio del Parlamento, infatti, il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan ha difeso le proiezioni di crescita contenute nella nota di aggiornamento al DEF e ha fornito dettagli sulla struttura della manovra. In particolare, ha collocato in 24,5 miliardi di euro la sua dimensione complessiva rispetto allo scenario tendenziale, coperta per 11,2 miliardi di euro da misure di entrata (8,5 miliardi di euro) e di spesa (2,7 miliardi di euro), e per il resto finanziata con un maggior indebitamento rispetto alle proiezioni inerziali. Il grosso del fabbisogno (15,1 miliardi di euro) deriva dalla cancellazione delle clausole di salvaguardia; le misure su investimenti e competitività incidono per 4,2 miliardi di euro. Gli aumenti delle entrate poggiano sulla lotta all’evasione IVA, sulla riduzione delle misure di aiuto alla crescita economica e su misure una tantum come l’estensione della voluntary disclosure.

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