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Investire nelle materie prime in uno scenario di basse quotazioni del petrolio

L’andamento del petrolio, contraddistinto da bassissime quotazioni, sta esercitando delle pressioni negative su tutto il comparto energetico e, in misura più limitata, su quello dei metalli industriali e agricoli (a causa del minor costo degli input energetici).

Ma cosa accadrà nei prossimi mesi? E in che modo continuare a investire nelle commodities in uno scenario di basse quotazioni del petrolio?

Cominciamo con il ricordare che il calo dei prezzi del petrolio, iniziato nel corso dei mesi estivi, è stato influenzato principalmente dai timori di un eccesso di offerta, ed è poi sfociato in un crollo delle quotazioni della materia prima ai minimi da quattro anni a questa parte nell’occasione in cui l’OPEC ha annunciato di mantenere invariato il proprio target di produzione, rifiutando di assumersi la responsabilità di riequilibrare il mercato tagliando la propria offerta cumulata.

Le stime più attendibili oggi a disposizione indicano che nel corso delle prima metà dell’anno si registrerà un eccesso sul mercato del petrolio pari a circa 1,5-2,0 milioni di barili al giorno (Mb/g), corrispondente all’incirca al 2% della domanda mondiale. Ebbene, tale stima corrisponde a un surplus non eccessivamente elevato, se riteniamo che l’economia globale è in fase di ripresa e che i principali Paesi emergenti asiatici vorrebbero incrementare le proprie riserve strategiche di petrolio e prodotti derivati.

Nonostante ciò, i mercati sembrano essere particolarmente preoccupati che i bassi prezzi porteranno a un’intensificazione della competizione fra i paesi produttori di petrolio, alimentando così un persistente eccesso di offerta. Se di fatti da una parte manca una strategia condivisa di tagli coordinati, non possiamo che dedurre che nessun produttore vorrà rompere gli indugi, procedendo a ridurre la propria produzione, e perdere così delle quote di mercato a beneficio dei propri concorrenti.

La conseguenza è presto detta: nei prossimi trimestri le quotazioni del petrolio rimarranno molto basse, visto e considerato che occorrerà attendere (e ci vorrà parecchio tempo) che il mercato porti al riassorbimento dell’eccesso di produzione e alla revisione al ribasso delle stime di crescita dell’offerta. Nei prossimi mesi, le quotazioni dovrebbero stabilizzarsi su livelli ritenuti vicini ai costi marginali della componente più dinamica dell’offerta.

Naturalmente, le stime oggi a disposizione degli investitori non possono che essere fortemente suscettibili di variazione, pur non radicalmente differenti da quanto si narra. Si tenga in merito conto che in alcuni mercati, come quello nordamericano, i costi di produzione da fonti non convenzionali si stanno spostando lentamente, ma continuamente, verso il basso grazie a progressi della tecnologia, e che ciò – unitamente all’avvenuta ricontrattazione delle tariffe con le società di servizi – potrebbe quindi variare alla base alcune delle considerazioni in corso di esame.

Ma cosa attendersi, dunque, dai prossimi mesi? Complessivamente, se dovessimo scommettere su una tendenza evolutiva, riteniamo che solamente dalla seconda metà del 2015 in poi – nonostante una progressiva contrazione dei costi marginali, e come ribadito da un recentissimo focus condotto dal gruppo Intesa Sanpaolo sull’argomento- il petrolio possa trovare supporto dall’accelerazione della domanda mondiale e dall’attesa di una più lenta espansione dell’offerta per cancellazioni o rinvii di progetti di ampiamento e sviluppo di nuova capacità produttiva.

Non ci rimane dunque che attendere le prossime settimane, quando i presupposti per interpretare correttamente l’evoluzione dei prossimi mesi sarà probabilmente più chiara, pur – riteniamo – nello stesso scenario che sopra abbiamo avuto modo di individuare.

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